DISTANZA DI SALVEZZA

Giovedì – II settimana del Tempo Ordinario
Il vangelo di oggi è uno splendido e drammatico sommario che ci lascia intuire qualcosa della capacità di attrazione che la persona di Gesù aveva saputo sprigionare nei primi giorni del suo ministero in Galilea. Le folle che accorrono e lo inseguono, mandando in fumo il suo progetto di ritirarsi presso il mare per un po’ di tempo con i suoi discepoli, sembrano aver già compreso ciò che, solo molto più tardi, l’autore della Lettera agli Ebrei dirà a proposito del sacerdozio di Cristo. 

Cristo può salvare perfettamente quelli che per mezzo di lui si accostano a Dio, 
essendo egli sempre vivo per intercedere a loro favore (Eb 7,25) 

L’evangelista Marco non esita a raccontare come l’impatto tra la debolezza della gente e la potenza salvifica di Gesù sia un convulso contatto. Ciò da una parte attesta la fiducia riposta in lui da poveri e malati, dall’altra segnala il problema di una relazione che rischia di fallire il personale — quindi umano — incontro con il volto del Padre, per limitarsi a quello con la sua forza taumaturgica.

Infatti aveva guarito molti, cosicché quanti avevano qualche male 
si gettavano su di lui per toccarlo (Mc 3,10)

Il Signore Gesù decide di introdurre una distanza di sicurezza tra il suo corpo e la folla, non certo per sottrarsi dal compito di portare su di sé il peso delle nostre infermità e delle nostre paure, avendo offerto «se stesso» (Eb 7,27) per noi. Lo fa semmai per potersi donare a noi a misura della sua grazia e non del nostro bisogno. 

Allora egli disse ai suoi discepoli di tenergli pronta una barca, a causa della folla,
perché non lo schiacciassero (3,9)

Infatti le nostre sofferenze e i nostri disordini ci spingono sempre a manipolare l’altro e a lusingarlo con l’adulazione. Saltare addosso all’altro oppure esaltare troppo la sua presenza sono le infrazioni più diffuse che viviamo nei rapporti quotidiani. Anche con Dio. Il Signore Gesù introduce allora un interstizio tra il nostro bisogno di salvezza e il suo desiderio di donarcela, affinché impariamo a comprendere che ogni distanza la vita ci chiede di patire, in realtà, è — o può diventare — una distanza di salvezza, spazio sacro che consente relazioni più profonde e durature. 

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