CON GIOIA

Festa di san Lorenzo

Fin dai primi secoli del cristianesimo, san Lorenzo viene raffigurato come un giovane diacono, rivestito della dalmatica, che tiene in una mano la graticola su cui è stato arso vivo, e nell’altra la borsa del tesoro della Chiesa romana. Questa immagine sintetizza i lineamenti essenziali della sua figura, secondo quanto la letteratura agiografica – tanto incerta quanto vivida – di lui ci rende noto: una sincera e costante attenzione ai poveri, unita a una forte volontà di dare testimonianza al vangelo di Cristo. Alla richiesta del prefetto dell’imperatore Valeriano che, nel lontano agosto 258, gli chiedeva di consegnare i beni ecclesiastici di cui era amministratore, Lorenzo risponde: «Ecco, questi sono i tesori della Chiesa», non indicando però né oro né argento, ma una folla di  poveri, malati, emarginati di cui egli quotidianamente si prendeva cura e ai quali aveva appena distribuito le offerte contenute nella cassa della Chiesa. Questo gesto sprezzante fu la goccia che fece traboccare il vaso della collera dell’imperatore: tre giorno dopo Lorenzo fu messo a morte.  

Le parole che l’apostolo Paolo rivolge alla comunità di Corinto, continuamente bisognosa di rimettere al centro del suo agire la carità, sembrano essere state ben comprese e vissute dal diacono e martire Lorenzo, quasi il suo perfetto epitaffio: «ha largheggiato, ha dato ai poveri, la sua giustizia dura in eterno» (2Cor 9,9). Ma la riflessione dell’apostolo ci ricorda che il segreto di qualsiasi testimonianza offerta al Signore crocifisso e risorto non può mai essere né imposta, né programmata: «ciascuno dia secondo quanto ha deciso nel suo cuore, non con tristezza né per forza, perché Dio ama chi dona con gioia» (9,7). Potremmo dire, in altre parole, che soltanto chi si sente amato da Dio è capace di seminare «con larghezza» (9,6) nel campo del mondo e di «compiere generosamente tutte le opere di bene» (9,8). 

Vivere il battesimo fino alle sue più mature conseguenze impone a ogni discepolo di Cristo la sfida di interpretare la vita come un dono che si riceve da «colui che dà» e sempre «darà» (9,10), e che si restituisce senza indulgere a logiche di paura o a istinti di autoconservazione: «chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna» (Gv 12,25). Nella sua estrema dolcezza e nella sua sapiente pedagogia, il Signore Gesù sembra non stancarsi mai di accordarci tempo per accogliere la logica del vangelo, fino a diventarne creativi e gioiosi interpreti: «In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto» (12,24).

Nella notte in cui, tradizionalmente, gli occhi di tutti si levano verso il cielo, alla ricerca di qualche stella cadente, la memoria di san Lorenzo può ravvivare la coscienza che noi pure in fondo non siamo altro che meteore, chiamate nel breve transito di questa vita terrena a diventare per tutti riflesso della luce di Dio, lasciando affondare l’offerta della nostra vita ricevuta dentro il  terreno della storia. Con gioia.

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