Sabato - XXVII settimana del Tempo Ordinario

Letture: Gl 4,12-21 / Sal 96 / Lc 11,27-28


LA VALLE DELLA DECISIONE



La valle del Cedron si distende in prossimità del confine sud-orientale di Gerusalemme, creando una naturale separazione tra la spianata del tempio e il monte degli ulivi. Nel IV secolo d.C. è stata posta in relazione con la «valle di Giosafat» (emeq yehoshapat, Gl 4,12), il luogo dove Dio nel suo «giorno» sederà «per giudicare» (lishpot) «tutte le nazioni» (4,14). Questa associazione appare un po' arbitraria, dal momento che i profeti si limitavano ad indicare «Gerusalemme» come il luogo da cui l'Onnipotente «farà udire la sua voce» (4,16). Ciò nonostante, lungo i secoli, nei confronti di questo suggestivo avvallamento si è coagulato un nutrito insieme di credenze. Si pensa che qui ritornerà il profeta Elia, rapito in cielo su un carro di fuoco, qui avverrà la battaglia di Gog e Magog prima del giudizio finale, qui le ossa inaridite si rialzeranno per essere finalmente convocate al banchetto della vita eterna (cf Ez 37). I biblisti hanno non poche esitazioni a ritenere che tutto questo avverrà esattamente nella conca del Cedron. Nessuna incertezza invece nel credere che la valle del giudizio sarà, propriamente, la «valle della Decisione» (emeq heharuts). Per rappresentare efficacemente questo luogo di decisione e di giudizio, il profeta ricorre al termine haruts, mutuando il suo significato dal linguaggio agreste. Haruts è infatti la punta che serve per trebbiare, paziente e necessaria attività volta a separare il frumento dal suo involucro.


Oggi le Scritture ci rammentano che questo luogo, dove avverrà la separazione tra contenuto e involucro, sta davanti a noi come una promessa. Inutile pensare che sarà «beato» (Lc 11,27) chi in quel giorno non verrà scartato dal giudizio di Dio. Poiché in realtà la «decisione» che sottopone al vaglio la storia si è già pienamente rivelata. Infatti «ciò che piace a Dio è da noi conosciuto» (Bar 4,4): è il suo Figlio incarnato, la parola del suo Vangelo. Tuttavia conoscere la verità non è sufficiente per entrare nella gioia. Occorre anche osservare ciò che si ascolta, mettere in pratica le parole che il nostro cuore è capace di accogliere. In questo modo fin d'ora siamo giudicati da Dio come suoi familiari: «Beati coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano!» (Lc 11,28). Proprio così diventiamo per Dio un «grembo» e un «seno» utili alla sua stessa vita, come san Francesco, stupito, aveva perfettamente inteso: «Siamo sposi (del Signore), quando l’anima fedele si congiunge a Gesù Cristo per l’azione dello Spirito Santo. E siamo fratelli, quando facciamo la volontà del Padre suo, che è in cielo. Siamo madri, quando lo portiamo nel nostro cuore e nel nostro corpo attraverso l’amore e la pura e sincera coscienza, e lo generiamo attraverso il santo operare, che deve risplendere in esempio per gli altri» (Lettera a tutti i fedeli, X).


Il giudizio c'è. Il giudizio ci sarà. La decisione è tuttavia anticipata. Posta silenziosamente nel grembo della nostra libertà.


Commenti

Anonimo ha detto…
quello che stavo cercando, grazie
Anonimo ha detto…
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leggere l'intero blog, pretty good